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Memorie di un Cornuto


di Sissy_bella
27.08.2025    |    7.563    |    6 9.6
"Se lo faceva sbattere contro la guancia, poi tutto fino in gola e, nel farlo, singhiozzava, aveva le lacrime agli occhi, emetteva strani mugolii..."
Mia moglie mi tradisce.
Come l’ho scoperto? Voci di quartiere, il peggior modo per venirne a conoscenza. Tutti sapevano, tranne me. È iniziato quella volta dal tabaccaio di via di Casal dei Pazzi. Ero lì che sceglievo le riviste, quando lui mi fa, con aria sorniona:
“E sua moglie dov’è? Viene spesso a prendere le sigarette ma è da un po’ che non la vedo…”
“Fuma davvero tanto” ho detto io, “forse sta smettendo. Non so…”
“Eh già, ha sempre la sigaretta in bocca sua moglie” e mentre lo diceva rideva di gusto.
Io non capivo a cosa alludesse, ma ho continuato la mia ricerca tra le riviste.
“Le dica di passare: ho una stecca nuova nuova tutta per lei!”
Sono andato via senza aver capito a che cosa si riferisse.
Poi è stata la volta del corriere. L’ho incrociato sul portone con un pacchetto in mano.
“Chi cerca?” gli ho chiesto.
“La signora Giulia! Questo pacco è per lei”.
Anche lui sorrideva in modo strano.
“Dia pure a me, sono il marito. Mia moglie non c’è”.
“No!” ha fatto lui, contrariato.
“Qual è il problema? Firmo io la consegna”.
“Non è un problema di firme… è che lei…”
“Lei cosa?”
“Insomma, non si fa così. È sempre la signora a ritirare i suoi pacchi”.
E se n’è andato indispettito con tutto il pacchetto.
Poi c’è stato il postino, subito dopo il giornalaio, il fioraio e infine il ragazzo del ferramenta. Ognuno di loro faceva strane allusioni a mia moglie. Ma il più sfacciato di tutti è stato quel bellimbusto del barista. Mentre ero al bancone che prendevo un caffè, mi ha dato un pacchetto e mi ha detto:
“Lo porti a sua moglie questo. Da parte mia”.
“Che cos’è?” ho chiesto.
“Un cannolo con la crema!” ed è scoppiato a ridere insieme ad altri avventori del locale.
Il tarlo, a quel punto, il sospetto si è naturalmente insinuato dentro di me.
Quando però mi sono davvero convinto che mia moglie se la facesse con altri uomini, è stata quella volta che si è portata in casa il collega. Io ero a letto con la febbre, però non dormivo. Mi sembrava strano che Giulia, ottima segretaria ma con basse mansioni, dovesse fare un lavoro così urgente da casa. Dopo un po’, infatti, ho sentito benissimo i rumori che provenivano dallo studio: non erano certo di due che stavano battendo sul computer. Battevano sì, ma ben altri tasti.
Così mi sono alzato e mi sono messo a origliare dietro la porta.
Ho sentito lei che diceva “scopami, scopami” e lui che alludeva al fatto che io, suo marito, mi stessi facendo una pippa dietro la porta. Non era vero, naturalmente! Cioè, ero dietro la porta ma non stavo… però immaginavo la mia dolce Giulia nelle grinfie del collega che se la sbatteva sul divano o sulla scrivania, con me presente in casa! Avrei dovuto arrabbiarmi, entrare nello studio e fare una scenata. Invece… invece mi sono improvvisamente eccitato come un ragazzino davanti al primo film porno che vede. Ho creduto che fosse la febbre alta a causarmi una specie di delirio, ma non era così.
Pensare che mia moglie stesse venendo trapanata da un cazzo più potente del mio, più lungo del mio, molto più resistente del mio mi stava facendo impazzire. Non di gelosia, però, ma di goduria. E la pippa, la sega, chiamatela come volete, me la sono tirata davvero! Non ci crederete ma ho goduto tantissimo. Non venivo così copiosamente dai primi tempi del matrimonio, ero indemoniato. Mi menavo il cazzo come se me lo volessi strappare e, quando sono venuto, ho appoggiato la fronte alla porta e ho sperato dentro di me di poterli vedere mentre consumavano il loro amplesso.
Quando ho sentito mia moglie dire al collega “vado a tranquillizzarlo”, sono tornato di corsa nella nostra stanza e mi sono infilato a letto. Dopo un po’ è arrivata Giulia che ha finto d’interessarsi a me, ma io lo sapevo che non vedeva l’ora di tornare dal suo amante. L’ho stuzzicata, le ho chiesto come stesse andando il lavoro col collega e lei ha detto “bene”. A quel punto le ho anche detto di fare con calma, che io avrei dormito. Sapevo benissimo che si sarebbe fatta scopare di nuovo, così quando se n’è andata sono uscito sul balcone e ho raggiunto la finestra che dava sullo studio. Le tende erano scostate e potevo vedere tutto quello che succedeva all’interno.
Mia moglie si è spogliata in un baleno e il collega, un giovanotto molto vigoroso che poi ho scoperto non essere affatto quello che diceva lei, le mostrava il cazzo in modo osceno. Lo stringeva in mano, lo roteava e lei lo guardava con una fame da autentica puttana. La porta finestra era mezza aperta e potevo sentire le loro parole, i loro sospiri. Giulia ha detto qualcosa a proposito di un secondo buco e subito si è fiondata a prendere in bocca quel cazzo meraviglioso. Se lo faceva sbattere contro la guancia, poi tutto fino in gola e, nel farlo, singhiozzava, aveva le lacrime agli occhi, emetteva strani mugolii. Il ragazzo era impettito davanti a lei, le teneva la testa con le mani e sollevava lo sguardo in alto. Si vedeva che era al settimo cielo!
“Sei una bocchinara fantastica” diceva. “Così, così… mi fai morire… ti sborro in gola, t’ingozzo…”
Mia moglie era lì, in ginocchio, che lo guardava mentre gli faceva un pompino sontuoso, uno di quelli che ti ricordi per tutta la vita. E lo stava facendo a uno che non conoscevo, un fortunato che si stava godendo la sua bocca. Ho visto le chiappe di lui contrarsi, il ragazzo che le serrava la testa con più forza, e l’ho sentito lanciare un urlo liberatorio:
“Vengo, sì! Bevila tutta, troia, bevi la mia sborra, brinda alla faccia del cornuto!”
Sentirmi chiamare così non ha fatto che eccitarmi ancora di più: io, febbricitante e malconcio, mi sentivo il cazzo ancora più bollente della mia fronte. Di nuovo stavo godendo, di nuovo me lo stavo segando e, nuovamente, stavo venendo…
Però mi sentivo meravigliosamente bene.
Giulia ha davvero ingoiato tutta la sborra del ragazzo, gliel’ha pulito e leccato più volte con lui che apprezzava tantissimo. Poi si sono accartocciati per terra, sul tappeto, avvolti in un abbraccio potente. Si baciavano ovunque, si toccavano, lui le schiaffeggiava il seno, lei gli mordeva i capezzoli. Erano due bestie affamate che non chiedevano tregua. Continuavano a cercarsi, a leccarsi, a fondersi uno nell’altra. Era uno spettacolo fantastico e io ero soltanto uno spettatore che li guardava e godeva del loro piacere.
Mentre io, stremato dalla febbre e dalla passione, assistevo impotente a quella scena, loro si sono alzati, sono corsi alla scrivania e mia moglie ha aperto un cassetto. Ha tirato fuori un vasetto e l’ha dato al suo amante.
“Spalmami il culo di crema” gli ha detto. “Adesso lo voglio tutto lì dentro…”
E lui lo ha fatto. Le ha unto il culo con il contenuto del vasetto, le ha messo la crema all’interno con due dita, poi con tre, ha intinto la punta del cazzo direttamente nel contenitore e ha spinto mia moglie contro la porta dello studio.
“Adesso ti faccio male davvero” le ha detto strizzandole entrambe le chiappe e allargandogliele. “Le tue urla sveglieranno il cornuto, le sentiranno fino all’ultimo piano”.
“Sì… Sì! Fammi urlare, sfondami il culo, sbattimi contro la porta, violentami!”
“È quello che vuoi, troia, vero?”
“Sì, è quello che voglio… da quando l’ho sentito lì, sulla metro, è tutto quello che voglio. Il tuo cazzo nel culo”.
Il ragazzo, infoiato per quelle parole, glielo ha infilato aiutandosi con la mano; un po’ alla volta all’inizio, ma via via in maniera sempre più decisa, sempre più dentro.
“Eccolo, troia. Lo senti? Sta entrando”.
Giulia piangeva per il piacere, sbatteva i pugni contro il legno della porta, aveva il viso sfigurato.
“Sì, lo sento… che bello… lo sento!”
“È tutto dentro, è tutto per te…”
Dopo averglielo messo tutto fino in fondo, il ragazzo ha cominciato a sbatterla con veemenza, ogni colpo che dava era una botta alla porta, ogni affondo uno strillo di Giulia.
“Prendilo” le diceva, “goditelo, non vorrai nessun cazzo dopo di questo!”
“Nessun cazzo… nessuno… oh mio Dio, mi stai spaccando!”
Io assistevo ipnotizzato a quella scena, tremendamente coinvolto anche se soltanto come spettatore passivo. Avrei voluto essere lì, con loro, avrei voluto spingere le chiappe del ragazzo affinché inculasse mia moglie con ancora più vigore. Con più forza, fino a sfondarla del tutto. Dirgli a voce alta:
“Più forte, più dentro! Di più! Non lo senti come sta godendo la tua troia? Falla impazzire, inculala a sangue, spaccala in due!”
Invece, eccitato di nuovo, mi sono masturbato per la terza volta. E, per la terza volta, sono venuto.
Nello studio si stava consumando l’inculata più megagalattica che avessi mai visto o immaginato: da dosso la porta mia moglie era piano piano scivolata in ginocchio, evidentemente le gambe non la reggevano più. Il ragazzo ha seguito i suoi movimenti e, chino su di lei, tenendo le gambe un po’ larghe, ha continuato a trafiggerle il culo. Giulia aveva ormai la testa a terra, la guancia contro il pavimento, le braccia stese come se volasse. E gridava di non smettere, lo supplicava di sbatterla, ancora e ancora e di nuovo ancora. Fino a che il bull, perché di un vero toro da monta stiamo parlando, non ha raggiunto l’apice dell’orgasmo e si è abbandonato pure lui a urla pazzesche.
“Sto venendo! Ti riempio il culo! Sì, vengo!”
Ho visto i loro corpi tremare, squassarsi, poi sollevarsi come spinti da una forza sovrannaturale. Infine accasciarsi, uno sull’altra, ancora con il cazzo di lui nel culo di lei, a formare una bestia perfetta. Un uomo e una donna fusi in una cosa soltanto.
Un essere divino.
A quel punto avrei voluto applaudire per lo spettacolo a cui avevo assistito. Entrare lì dentro, abbracciarli entrambi, chiedere il bis. Invece ho tirato su i pantaloni del pigiama che avevo abbassato per masturbarmi e sono ritornato in silenzio nella nostra stanza.
Però avevo bene in mente quello che c’era da fare adesso, lo sapevo finalmente con una lucidità estrema.
Il sipario si era alzato, la nebbia era svanita, tutti quegli anni di scopatine alla missionaria, di pippette veloci ogni quattro o cinque sere, di “tesoro, stasera ho il mal di testa” rappresentavano ormai soltanto il passato.
Io, mia moglie e il bull (ogni volta rigorosamente diverso, ogni volta una bellissima sorpresa tutta da scoprire) avremmo formato il trio perfetto. Ognuno avrebbe goduto il suo: chi a scopare, come il maschio; chi a farsi fottere, come mia moglie.
E io?
Io avrei goduto a guardarli e a segarmi!
Fino all’inverosimile, fino a non poterne più. Perché quello, adesso lo sapevo con assoluta certezza, quello era e sarebbe stato per sempre il mio unico ruolo…
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